INFORMAZIONE E ANALISI

01.05.2019
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Aggiungi didascalia Ieri ci sono stati dati che i telegiornale hanno subito portato a conoscenza in modo entusiasta. La recessione è già finita e si torna a crescere. Il governo si prende i meriti di una manovra non ancora iniziata. In effetti l'Europa ha dimostrato una crescita superiore alle aspettative (+0,4%) nel primo trimestre e anche in Italia il PIL trimestrale è risultato pari ad un +0,2% contro attese di -0,1%. Ma i mercati non hanno brindato ai risultati e vediamo il perchè. I dati che hanno, relativamente sorpreso, non sono stati dati dalla domanda interna e, anzi, i consumi interni calano. Ieri in Francia -0,1% i consumi. Inoltre, la produzione, ad esempio, in Italia a marzo è -1% su febbraio e ad aprile è -0,5% su marzo. Questo porterà ad un calo del seconso semestre pari a -0,9%; e non è meglio in Europa. Ma dobbiamo considerare i numeri mondiali visto che siamo nella globalizzazione. I numeri ci dicono che di circa 80.000 miliardi di PIL mondiale circa 45.000 miliardi sono dati da Usa e Cina, quindi qualsiasi cosa accada non può prescindere da questi paesi. Negli Usa si avuto un PIL trimestrale pari ad un +3,2% e in Cina +6,4% superiori enrtrambi alle previsioni rispettivamente di 2% e di 6,3%. Eppure il brindisi dell'euforia non c'è stato. Negli Usa perchè l'analisi più approfondita evidenzia un PIL dovuto alla spesa pubblica con un dimezzamento della spesa per consumi (da 2,4% a 1,2%) e un dimezzamento degli investimenti (da 5,4% a 2,5%) e questo non trasmette certo fiducia per il futuro. Oltre ad un crescente problema del debito e del possibile deficit. In Cina perchè vi è un problema di QE che, come qualche analista pensa, sembra essere perenne con tutte le conseguenze del caso, ma anche perchè i dati dei giornbi scorsi dimostrano che i pericoli non sono finiti; gli indici del manifutturiero e di fiducia sono in calo continuo. Quindi, più che un'uscita dalla recessione come tanto reclamizzato, sembra un rimbalzo tecnico ( per usaere un termine borsistico) e, comunque, sembra ci si avvi verso una possibile stagnazione e non in direzione di una crescita che possa riportare fiducia. Il sentiment, in questo momento manca di veri spunti che possano innescare una continuazione del trend di questo inizio anno. Quando arriverà il ribasso ( perchè arriverà) sarà forte e più tarderà ad arrivare e più forte sarà. Non illudiamoci che si possa continuare su questi livelli.  
16.04.2019
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E' interessante quanto emerge dai componenti della BCE. Sembra che la Banca Centrale Europea non capisca quanto sta accadendo e non sappia che pesci pigliare. E' da ccirca un anno che la BCE, o meglio Draghi, per tranquillizzare tutti, racconta che il calo dell'economia è solo passeggero e che nei mesi successivi si vedrà la ripresa. Proprio tra marzo e aprile, nel 2018, Draghi si espresse con questo concetto. Oggi, nel 2019,  esprime lo stesso pensiero. Nel secondo semestre dell'anno il PIL crescerà. E' da un anno che fallisce le previsioni, ma prima poi, perseverando, i fatti gli daranno ragione. E' statistico. Ma nel frattempo, in casa BCE c'è chi la pensa in modo molto differente. E così, si scopre che una minoranza della Banca Centrale crede che non vi sarà la ripresa auspicata a breve da Draghi, anzi è convinta che ci siano degli elementi "permanenti" che incideranno sul PIL europeo in modo tutt'altro che positivo. Addirittura, questi componenti della BCE, pensano che i modelli utilizzati da Draghi e dalla Banca Centrale per fare previsioni economiche siano errati. Pensano si basino su una vecchia concezione mentre il mondo, i suoi parametri ed i paradigmi che li regolano siano cambiati. In particolare, credono che il modo di consumare abbia subito variazioni, che la domanda cinese non crescerà e che le guerre commerciali continueranno a persistere. La disputa è se, come dice Draghi, gli elementi negativi per l'economia stanno venendo meno o, come invece sostengono i detrattori interni alla BCE, se tali elementi siano tutt'altro che temporanei e debbano essere considerati duraturi con effetti meno ottimistici sul futuro dell'economia europea rispetto al pensiero di Draghi. Se ci soffermiamo sull'ultimo anno sembra che la BCE miri a trasmettere fiducia a prescindere dai dati. Se poi questa fiducia verrà confermata anche dai numeri dell'economia lo vedremo. Al momento un inversione di tendenza nell'economia non si intravede.....i numeri ahimè sono ancora deficitari. Se poi una rondine farà primavera........... Intanto, il tempo sembra decisamente instabile. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
12.04.2019
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E' lo slogan utilizzato da qualunque politico. Da Berlusconi-Tremonti a Prodi-Visco per non parlare di Monti, Renzi, Gentiloni e che dire di Di Maio che vorrebbe il carcere. E' l'unica difesa, il baluardo a cui aggrapparsi per giustificare le nefandezze di chi governa e  qualsiasi indecenza di cui la politica è artefice; e che certifica la loro grettezza e la loro inettitudine. Ma, purtroppo, rappresenta anche la semplicità con la quale le persone si tranquillizzano trovando il capro espiatorio che consente di non approfondire i meccanismi economici e finanziari. D'altronde un'aforisma di Oscar Wilde è sempre attuale e veritiero: solo chi sembra stupido ha accesso alla camera dei comuni e solo chi è stupido vi ottiene successo. E allora vediamo le fake news a cui siamo sottoposti: Se non ci fosse l'evasione fiscale non avremmo il debito pubblico che abbiamo Se non ci fosse evasione fiscale non avremmo tasse così alte Se non ci fosse l'evasione staremmo tutti meglio Se non ci fosse l'evasione fiscale il nostro PIL sarebbe ..... Potremmo continuare con le affermazione esilaranti dei nostri politici e di altri occupanti cariche "importanti" esternate negli ultimi vent'anni, ma preferirei soffermarmi sulla falsità di queste affermazioni. Si potrebbe far riferimento ai dati di FMI e EUROSTAT per dimostrare che, alla fine, l'Italia non è così differente da altri paesi europei. Oppure si potrebbero prendere i dati svizzeri per scoprire che non siamo mai stati il primo paese europeo per nero portato oltralpe. I dati sono eloquenti: la Germania è il paese che ha il primato per denaro non ufficiale portato in Svizzera. Ma, invece, sono alcuni dati della Germania che possono stupire che legge solo il sole 24 ore e i nostri quotidiani. E allora ecco cosa si può scoprire dalle istituzioni tedesche.  Già, perché ci raccontanoo che la Germania fa più nero dell'Italia. E lo dicono loro. Più attendibili di così. Ma ovviamente è vietato parlarne in Italia e distruggere i castelli della menzogna che imperversano da 20 anni. Lanalisi è dell'Insitut Der Deutschen Wirtschaft di Colonia (Istituto per l'economia tedesca) che ha reso noti i dati riferiti al 2017. IN GERMANIA Ci sono 11 milioni di lavoratori che lavorano occasionalmente in nero Ci sono 2,5 milioni di lavoratori totalmente ed esclusivamente in nero L'economia sommersa, in nero, è pari a 351 miliardi di euro. Da settimane ne discutono in Germania, soprattutto sulla nota rivista "Die Welt" ma da noi i fake media non ne parlano. Certo è molto scomodo parlarne perchè i dati sono umilianti per i nostri politici e per tutta la gente che sostiene a spada tratta che qualsiasi disfunzione sia dovuta all'evasione:                                             GERMANIA                    ITALIA DEBITO PUBBLICO                64%                             132% PIL 2017                                     2,2%                            1,6%                                             PIL 2018                                     1,7%                            1,1% DISOCCUPAZIONE                    5%                             10,5% Sono solo alcuni dati. Le differenze sono abissali. Davvero si pensa che sia tutta colpa dell'evasione fiscale. Solo la malafede o l'ignoranza possono portare a questa conclusione. Ed ecco spiegato perché in Italia non si affrontano i problemi che ci attanagliano da anni in modo serio e, quindi, perché si evita di divulgare le giuste informazioni sui dati macroeconomici che giornalmente vengono pubblicati. Sia chi governa e sia chi è all'opposizione ha interesse a pubblicizzare ciò che sembra una giustificazione plausibile..  Non solo crollerebbe un mito......ma sarebbero poi costretti a parlare di responsabilità, ad affrontare i temi di spesa pubblica, di gestione dello stato, di parassitismo, di privilegi......no non è proprio il caso. Metti che poi gli italiani, magari, inizino anche a capire. Un ultimo dato, pubblicato anche dal noto sito di economisti con i quali non mi trovo spesso d'accordo, ma che apprezzo per la pubblicazione di molti dati e numeri che nel nostro paese non trovano spazio. Come si evince da questo grafico (FMI, Eurostat) la parte produttiva dell'Italia ha un'evasione in linea con il resto d'Europa. Un'elevata evasione, invece, l'abbiamo in altre zone d'Italia dove manca o è carente l'attività imprenditoriale, ma, purtroppo è ben presente un altro sistema.  
08.04.2019
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Da sempre si parla e si fa attenzione alle correlazioni e alle dinamiche che mettono in relazione, ad esempio, dollaro e oro, obbligazioni e azioni, alcune materie prime e azioni e altro ancora; ma i tempi cambiano e alcune di queste correlazioni vengono messe in discussione e altre, invece, possono nascere e sostituire le vecchie. Altre ancora resistono al tempo. É normale che la globalizzazione e i massicci interventi di banche centrali e stati abbiano portato a modificare alcuni rapporti esistenti tra le varie tipologie di investimento. In questi mesi, nonostante dati sempre più negativi ed economie in rallentamento, abbiamo assistito ad un recupero delle borse oltre le aspettative. I mercati hanno, evidentemente, fiducia in qualcosa che possa cambiare la situazione negativa attuale. I dati, al momento, non danno certo questa indicazione. Ma qualche indicazione, invece, la possiamo trovare nelle ormai solite manipolazioni che vengono attuate dai grandi poteri. Così, i tassi in Usa non aumenteranno, così almeno sembra, e c'è anche chi si aspetta che possano diminuire a fine anno o inizio 2020. Inoltre, le aspettative sono state rispettate: la BCE ha deciso di mettere in atto un altro salva banche. LTRO partirà a settembre. Certo, il sistema bancario si aspettava che partisse a marzo o aprile, ma settembre va ben lo stesso. Ancora di più. Ciò che alcuni analisti ventilavano sembra che abbia imboccato la strada per realizzarsi, magari non a brevissimo, ma in futuro, se le condizioni lo richiederanno, l'intervento ipotizzato si farà, probabilmente, senza esitazione. Mi riferisco ai nuovi QE. Lo ha richiesto ufficialmente Trump alla FED. La BCE nega di volerlo fare, ma se la situazione peggiorasse chi è pronto a scommettere sulla neutralità della BCE ? Penso nessuno. In effetti, tutto questo rappresenta nuova liquidità per i mercati e nuove possibilità diguadagno. Per l'economia, invece, si è già visto che può evitare il peggio, ma i miglioramenti sono limitati. In compenso, troppa stampa di moneta rende la moneta fiat sempre meno affidabile. E forse tutto questo sta spiegando il ritorno del BITCOIN, oltre il 25% di rialzo in una settimana, ma nessuno ne parla. Da 3.900-4.000 a 5.130. Anche altre Cryptovalute stanno aumentando. É bene ricordare che BITCOIN è considerata una moneta libera e un bene rifugio. Molti ne parlano, in prospettiva, come il sostituto dell'oro. E non è un caso che la Russia (e non solo la russia) abbia venduto dollari per acquistare oro e, si dice, che la volontà sia quella di acquistare, oltre all'oro, anche BITCOIN. Ricordiamo tutti in piena fase di QE mondiale BITCOIN raggiungere i massimi. Il 2018 è stato l'anno della fine dei QE e BITCOIN ha avuto un crollo nei suoi valori. Ora che si ha un'economia in rallentamento (in alcuni paesi in recessione) e che si pensa nuovamente a stampare moneta BITCOIN riparte con una forte performance in una settimana. Sembra comportarsi come un bene rifugio e come l'alternativa a quacosa che ci viene imposto (la moneta fiat) che però stanno distruggendo a livello di credbilità. Chi dava per morto BITCOIN, forse, si dovrà ricredere. Intanto, il mercato sta dando un forte segnale. E il periodo in cui riparte non è evidentemente casuale. I nodi stano venendo al pettine e nel caos e nell'incertezza (aggiungiamo Brexit ed lezioni europee) la Crypto moneta per eccellenza prende il volo. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
26.03.2019
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Da venerdì scorso vi è stata un'inversione della curva dei rendimenti; il rendimento dei bond a dieci anni si è ridotto a 2,53% contro il quasi 2,70% di fine 2018 e lo spread tra rendimento a 3 mesi e 10 anni si ridotto al lumicino. Quando si verifica questa situazione ci siamo trovati spesso all'inizio di una recessione. E' successo molte volte anche se abbiamo avuto in passato, come al solito, l'eccezione che conferma la regola. Partiamo da un principio basilare: Quando una banca o uno stato deve fallire nessuna istituzione o esponente dell'establishment lo dirà fino a fallimento avvenuto; anzi lo negheranno fino all'ultimo. La stessa cosa è assolutamente verificabile nella storia avviene per quanto riguarda le recessioni. Sono sempre negate fino a recessione conclamate Questo per dire che non ci si devono prendere come oro colato le affermazioni di chi vuole sempre e comunque tranquillizzare. La Yellen (ex presidente della Fed) ha dichiarato che tale inversione non è così attendibile e che si avrà un rallentamento, ma nessuna recessione è alle porte; anzi l'economia Usa è ancora sana. Altri sostengono che l'unico significato è che in prospettiva la Fed ridurrà i tassi di interesse. Nulla più. In effetti, non è mai solo un dato che può offrire la certezza del futuro e di quanto accadrà, ma certamente ci sono dei dati che rappresentano dei buoni indicatori per alzare le antenne e fare molta attenzione. Questa inversione della curva va monitorata e non sottovalutata. Possiamo dire che non rappresenta mai qualcosa di positivo. Anzi, il fatto stesso che si ammetta che il calo dei rendimenti porterà a ridurre i tassi significa che l'economia sarà in sofferenza e avrà bisogno di stimoli monetari. Se poi uniamo questo dato insieme ai dati negativi (come quelli odierni) che vengono giornalmente comunicati riferiti agli Usa e a tutta l'economia mondiale è facile comprendere che, forse, non sarà recessione, ma gli analisti, il mercato e gli investitori stanno pensando che un forte rallentamento nella crescita sia plausibile e reale. Siamo in un periodo in cui è bene fare molta attenzione. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
14.03.2019
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La produzione industriale sta facendo vittime continue. Oramai, nella maggior parte del mondo vi è un calo generalizzato. Dopo i dati europei, sono arrivati i dati giapponesi che hanno visto un crollo degli ordini di macchinari (oltre il 5% in meno) e i dati cinesi, ancora in calo. La stessa cosa abbiamo visto in Turchia e sempre ieri il Brasile ha visto la propria produzione industriale calare dello 0,8%. Anche gli Usa iniziano a vacillare e vari analisti prevedono che la Fed ricominci ad abbassare i tassi. É veramente difficile comprendere su quali basi si poggi l'idea che a breve la ripresa economica riprenda il sopravvento. Forse gli operatori finanziari e gli investitori pensano che ulteriori cali a livello economico porteranno le banche centrali a stampare nuovamente moneta e gli stati ad aumentare ulteriormente la spesa pubblica applicando sempre più il concetto (oramai visibile a livello mondiale) della moderna teoria monetaria che rappresenta un'esasperazione (negativa) dell'idea keynesiana; e che si fonda su un debito infinito da non restituire mai a fronte di una forma moderna di dittatura. Si finanzia la spesa con la stampa di moneta e si scollega dalle entrate. Ricordiamo sempre che il debito mondiale è pari al 325% del PIL mondiale. Forse è questa idea che fa sì che i mercati ancora tengano e che aleggi nell'aria l'idea che la recessione alla fine, non ci sarà. Staremo a vedere. Intanto l'economia non cresce. Attendaimo gli eventi pronti ad intervenire. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
08.03.2019
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L'economia mondiale sta rallentando e una delle cause principali è la Cina. La situazione desta molte preoccupazioni perchè i dati sono inequivocabile nonostante le misure di intervento del governo. I dati che continuano ad essere pubblicati non danno segnali incoraggianti.  Ma guardiamo i dati comunicati stamattina: Esportazioni a febbraio -20% contro attese di un -4,8% e un gennaio con un +9,1% Importazioni a febbraio -5,2% contro una previsione di -1,4% Saldo bilancia commerciale +4,12 miliardi contro attese di 26,38 miliardi Non è un caso che la regina europea delle esportazioni (Germania) abbia avuto un calo degli ordini all'industria pari a -2,6% contro aspettative di un  +0,5% e un precedente che riportava un +0,9%. Inutile dire che l'Italia subirà questa situazione. Essendo il 2° paese europeo nel manifatturiero con un grande commercio di interscambio con la Germania ne risentirà negativamente; e evidentemente le ultime previsioni (ocse) che parlano di recssione in Italia non sono previsoni fatte a caso. Non deve illudere il +1,7% della produzione italiana di gennaio. Le difficoltà della Cina preoccupano e costituiscono un chiaro freno alla possibilità di crescita mondiale. La fiducia nell'intervento governativa stava per essere già scontata in borsa e tra gli investitori. La fiducia in una ripresa nella seconda parte dell'anno è messa a dura prova da questi numeri chelasciano poco spazio a prospettive favorevoli per il futuro. Difficile che l'economia si possa riprendere a breve; conseguentemente i mercati non credo che potranno continuare la loro salita. Cinque giorni consecutivi in rosso della borsa statunitense sono un segnale da considerare e che potrebbe essere foriero di un viatico non proprio positivo. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti   
27.02.2019
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L'agenzia di rating Fitch il 22 febbraio ha reso noto il merito di credito dell'Italia. L'agenzia ha mantenuto invariato il rating e ha espresso un outlook negativo. Probabilmente, anche Moody's e S&P in marzo e aprile esprimeranno lo stesso giudizio o qualcosa di similare. In pratica niente declassamento. I nostri politici felici si affannano nel compiacersi della conferma solidità dell'Italia. In effetti, non è così; L'Italia dovrebbe essere declassata, ma le agenzie non lo faranno e non si prenderanno mai tale responsabilità. Un pò stile Lehman. I motivi sono semplicissimi: se venissimo declassati a BB falliremmo nel giro di breve e questo non se lo possono permettere. Infatti, se fossimo declassati i fondi comuni dovrebbero, per le leggi sulla tutela del risparmio, vendere i tioli di stato italiani (BTP) perchè ritenuti troppo rischiosi. Questo significherebbe una discesa libera delle già basse quotazioni dei titoli nostrani. Non solo, le banche, soprattutto, italiane che hanno in portafoglio una quantità elevata (si dice il 48%) di titoli italiani si troverebbero immediatamente ad avere una patrimonializzazione fortemente decurtata che genererebbe, con uno spread alle stelle, una carenza anche di liquidità. Dovrebbero essere salvate e dovrebbero chiedere e trovare (cosa difficile) denaro attraverso il mercato. Una situazione insostenibile e che avrebbe ripercussioni non solo sull'Italia che sono poco quantificabili nella realtà data l'importanza del nostro paese in termini economici, di debito e di appartenza all'Unione europea. Quindi, per adesso tutti tranquilli: outlook negativo, ma rating stabile. Non sono le agenzie che dobbiamo temere. Come con Lehman certificheranno il fallimento quando sarà acclarato, ma non saranno loro ad assumersi una responsabilità così grande. Fallirebbero insieme all'Italia e la sopravvivenza è sacra; anche per loro. Per il resto, tutto ciò non significa che la situazione e la realtà siano differenti per il solo fatto di non essere declassati. L'Italia è in una situazione grave e sull'orlo del precipizio indipendentemente dal rating migliore o peggiore. La matematica non è un'opinione e i numeri sono evidenti e chiari. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
20.02.2019
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Ancora una volta ci troviamo a dover registrare numeri decisamente negativi e che creano preoccupazione per la situazione italiana. Potremmo dire tutto come previsto. Infatti è da tempo che i dati italiani sono in fase di ribasso e che la situazione peggiora costantemente senza che si intravedano spiragli positivi Nuovi ordinativi italiani su base annua a dicembre -5,3% Nuovi ordinativi italiani mensili a dicembre -1,7% Vendite industriali italiane mensili a dicembre -3,5% Vendite industriali italiane su base annua a dicembre -7,3% I numeri sono impetuosi e dimostrano come il nostro paese si allontani sempre più dalla possibilità di avere una crescita nel 2019. Italia vulnerabile con un'economia in difficoltà e un debito in continua crescita. La conferma arriva anche dal mercato del lavoro. Infatti, l'ansa ha riportato che rispetto al 2018 a febbraio vi sono state 13.000 assunzioni in meno e la programmazione febbraio-aprile arriva a 25.000 in meno. Nonostante le smentite i numeri non mentono. Il mondo rallenta e l'Italia soffre più di altri per motivi strutturali e culturali. Con tutte le conseguenze del caso. In aumento le preoccupazioni sull'Italia e sulla sostenibilità del suo debito e sulla capacità di competere del nostro sistema aziendale. L'applicazione di una patrimoniale e il rischio di una manovra correttiva che andrà a penalizzare ulteriormente l'economia italiana sembrano inevitabili. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
17.02.2019
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Aggiungi didascalia La BCE è nuovamente pronta ad intervenire. Lo dice Benolt Coeure membro del Board della banca centrale europea. Solo pochi mesi or sono la BCE negava categoricamente di poter iniettare altra liquidità sul mercato, e, invece, sembra volerci ricadere, sembra che ciò possa avvenire a marzo e sarà fatto con un nuovo TLTRO, cioè con nuovi finanziamenti alle banche. Tutto questo porta ad una sola verità: la situazione è molto più grave di quanto si voglia far credere. E' da marzo del 2018 che la BCE, e più specificatamente nella persona di Draghi, che, falsamente, rassicura il mercato parlando di lieve calo dell'economia europea, di calo momentaneo e di ripresa imminente. Ancora oggi si accenna ad una ripresa nei prossimi mesi. Ma la verità è che i dati continuano ad essere negativi, che non si intravede una situazione internazionale che ponga le premesse per un'inversione di tendenza e che il rischio di una recessione non è da escludere, anzi…. E' in questo contesto che il sistema bancario soffre e si trova con carenza di liquidità. I bassi margini in una fase di rallentamento sono insostenibile e il possibile aumento degli NPL potrebbero portare a situazioni irreparabili. E allora la BCE sta pensando al salvagente delle banche. E gli indici che avevano quasi finito il rimbalzo fisiologico ed erano pronti a riprendere il trend al ribasso iniziato questo autunno hanno giovato di tale notizia e trovato nuova linfa per spingersi in un rialzo importante, ma che potrebbe essere solo speculativo e di breve termine. Il problema di fondo non cambia: l'economia rallenta, le difficoltà aumentano e la liquidità scarseggia. Non solo, in Italia il costo di approvvigionamento delle banche sta salendo pesantemente. In realtà, la BCE, diceva che solo in situazioni di gravità sarebbe intervenuta ed, evidentemente, la situazione economica è grave a tal punto da far ritenere necessario un intervento di questo tipo. Un TLTRO trova spazio, ma le possibilità in futuro di intervenire da parte della BCE si assottigliano. Forse non siamo ancora all'ultima spiaggia, ma ci stiamo arrivando. I debiti nel mondo sono enormi e il bisogno di liquidità va di pari passo; questo è il grande problema che piano piano sta presentando il conto. _________________________________________________________________________________ Resta aggiornato con telegram per conoscere i nuovi articoli di Finanza & Strategia iscriviti adesso __________________________________________________________________________________ Ufficio Analisi F&S Nicola Argeo Mastropietro Analisi Finanziarie Indipendenti
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