Gli effetti sull'economia del virus

17.04.2020

Iniziano i numeri che danno l'idea del danno economico del virus. Con alcune distinzioni

Tra ieri e oggi si sono avuti nuovi dati che rispecchiano più verosimilmente le conseguenze sull'economia della chiusura dei confini e delle attività.

Ieri negli Usa è uscito l'importante dato sulla richiesta dei sussidi di disoccupazione, anche questa settimana superiore alle aspettative, che ha portato il totale in poche settimane a circa 22 milioni. 

Atro dato negativo è stato l'indice di produzione della fed di Philadelfia pari a -56,6 a fronte di una previsione di -30.

Stamattina, invece, è stata la Cina che ha comunicato i dati sul PIL trimestrale che per la prima volta dal 92 ha registrato un calo del 6,8% su base annuale e del 9,8% su base trimestrale. Un dato positivo è stato il -1,1 % riguardo alla produzione su base annuale; il precedente era un -13%. Potrebbe far ben sperare.

Anche le vendite al dettaglio Nella repubblica cinese riferite a marzo sono risultate in calo del 15%.

Non viene risparmiata l'Europa che sempre stamattina, ha reso noto i dati riguardo alle immatricolazione auto a marzo. Italia in testa con -85% seguita dalla Francia con un -62%. Decisamente migliore il Regno Unito -44% e come sempre inarrivabile la Germania con solo -10%.

A fronte di questi dati è interessante vedere come l'Australia sembri un'isola felice con i dati sull'occupazione di marzo in crescita e al disoccupazione che è rimasta praticamente invariata e a fronte di aspettative al 5,5% si è assestata al 5,2% dimostrando una tenuta invidiabile.

Tra i dati negativi nel numero, ma positivo per le prospettive, spicca il calo delle vendite di Lvmh che è stato contenuto nel primo trimestre al 17%; certamente inferiore alle aspettative.